Belle

Abbiamo visto “Belle”, film di animazione del 2021 di Mamoru Hosoda che ci era stato consigliato tempo fa da un’insegnante durante un nostro corso di formazione. Un ottimo consiglio.

Belle ci racconta le vicende di Suzu, una liceale giapponese timida e riservata, che vive con il padre dopo la morte della madre quando lei era bambina. Aiutata dalla sua migliore amica, Suzu entra in “U”, un popolarissimo ambiente online dove ciascuno riceve un’avatar sulla base delle proprie caratteristiche biometriche. Suzu diventa così “Belle” e in poco tempo, grazie alla sua voce, conquista il successo come cantante. Un suo concerto viene interrotto dal “Drago”, misterioso personaggio sulle cui tracce si mettono i “poliziotti” di U: il capo delle guardie, Justin, vuole sottoporre il Drago all’Unveil, lo svelamento pubblico dell’identità reale dietro l’avatar. Belle, colpita dal comportamento e dalle misteriose cicatrici del Drago, si mette sulle sue tracce per proteggerlo e capire di chi si tratta.

Tutto il film cita ripetutamente la versione disneyana de La Bella e la Bestia (1991), con intere sequenze ricreate inquadratura per inquadratura all’interno del Castello del Drago, inclusa quella famosissima del ballo. Se la Belle di Disney evadeva dal mondo chiuso del suo villaggio attraverso gli spazi virtuali dei libri (la Bestia gliene regalava un’intera biblioteca), nel film di Hosoda lo spazio di evasione è già pronto: “U” è un Second Life aggiornato ai tempi del metaverso, con cinque miliardi di utenti, visivamente fantasmagorico come l’intero film.

Belle ci racconta un percorso di crescita e di relazione nell’onlife. Dentro U Suzu ritrova letteralmente la sua voce, che offline fatica ad uscire: le canzoni di Belle piacciono perchè non sono pura performance, ma sembrano parlare ad ognuno di noi (“sembra che canti proprio per me!”) proprio grazie a quella empatia che Suzu ha sviluppato fuori da U, nel suo vissuto di dolore per la perdita della madre. La voce riconquistata, però, non resta nell’online: grazie a Belle, Suzu cresce, smettendo di essere, agli occhi dell’amico Shinobu, la bambina da proteggere. E’ tempo per lei di lasciare il villaggio: Suzu trova la strada per raggiungere il Drago a Tokyo e liberarlo dalla sua personale maledizione.  

Online e offline si ibridano in modo positivo, relazioni e identità in entrambi gli spazi ne escono rafforzate. Non è sempre così, lo sappiamo: ma Hosoda ci dice che può anche essere così, che forse avviene più spesso di quanto non vediamo. U si legge come “You”, che in inglese è sia “Tu” che “Voi”: il canto finale di Belle, con milioni di luci colorate che illuminano l’online, ci porta dritti nel secondo significato.

Il film di Hosoda non è certo perfetto: online troverete recensioni che ne evidenziano gli aspetti positivi, come questa, o che ne criticano le debolezze di sceneggiatura (leggi qui). A noi è piaciuto per il suo linguaggio poetico, visivamente meraviglioso, a tratti surrealmente comico, a tratti impietosamente duro: è la bellezza degli anime. Perché non proporne la visione in una terza media?

Se siete curiosi, eccovi il trailer. Buona visione!

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