BIANCA
Le narrazioni, da sempre, hanno contribuito a creare una visione del mondo e, oggi più che mai, in differenti forme e linguaggi, i media vecchi e nuovi raccontano il pubblico e il privato del nostro tempo. In questi giorni, proprio guardando i cosiddetti vecchi media, mi sono chiesta: quale fotografia stanno scattando della contemporaneità? Con quale parziale angolatura? Dico parziale perché, in riferimento alle generazioni più giovani, mi sembra che il focus si sia fermato ad eventi sporadici e superficiali, finalizzati a un rimarcare spesso in modalità “scoop” lo stereotipo del “giovani contro anziani”, con una connotazione sempre un po’ negativa. Siamo passati dagli sdraiati ai bamboccioni, ora abbiamo gli irresponsabili, banalizzando un modo di essere di una generazione che è molto variegata e, in questo momento storico, ancora più difficilmente comprensibile che in passato. Mi scorrono davanti, durante il TG di prima serata, una serie di immagini del tipo: giovani e movida; usciti in gruppo beffandosi del distanziamento sociale; alcool; locali… con contorno di affermazioni terribili quali “tanto il Covid uccide i vecchi non noi giovani”. Lavorando in un luogo dove i ragazzi e le ragazze si presentano con tutte le loro paure, desideri, idee ed emozioni contrastanti ed essendo madre di un adolescente che per nulla ha patito la reclusione sociale, anzi si è adagiato in questo ritmo lento dove si è potuto scegliere con chi, come e quando rapportarsi in rete con amici e compagni di classe, il mio semplice dubbio è: cosa sappiamo o vogliamo sapere veramente su adolescenti e giovani e su come si sentono dopo questo periodo di lockdown? E noi adulti che accompagniamo la loro crescita, quali responsabilità ci prendiamo oggi? E soprattutto, abbiamo un’idea o una visione di mondo in cui li dovremmo o vorremmo traghettare? Dalla scuola al lavoro, dall’ambiente alla politica, dal tempo on line all’esperienze corporee, dai consumi compulsivi a quelli consapevoli, quale strada intravediamo e vogliamo provare a tracciare insieme a loro?
Le narrazioni, da sempre, hanno contribuito a creare una visione del mondo e, oggi più che mai, in differenti forme e linguaggi, i media vecchi e nuovi raccontano il pubblico e il privato del nostro tempo. In questi giorni, proprio guardando i cosiddetti vecchi media, mi sono chiesta: quale fotografia stanno scattando della contemporaneità? Con quale parziale angolatura? Dico parziale perché, in riferimento alle generazioni più giovani, mi sembra che il focus si sia fermato ad eventi sporadici e superficiali, finalizzati a un rimarcare spesso in modalità “scoop” lo stereotipo del “giovani contro anziani”, con una connotazione sempre un po’ negativa. Siamo passati dagli sdraiati ai bamboccioni, ora abbiamo gli irresponsabili, banalizzando un modo di essere di una generazione che è molto variegata e, in questo momento storico, ancora più difficilmente comprensibile che in passato. Mi scorrono davanti, durante il TG di prima serata, una serie di immagini del tipo: giovani e movida; usciti in gruppo beffandosi del distanziamento sociale; alcool; locali… con contorno di affermazioni terribili quali “tanto il Covid uccide i vecchi non noi giovani”. Lavorando in un luogo dove i ragazzi e le ragazze si presentano con tutte le loro paure, desideri, idee ed emozioni contrastanti ed essendo madre di un adolescente che per nulla ha patito la reclusione sociale, anzi si è adagiato in questo ritmo lento dove si è potuto scegliere con chi, come e quando rapportarsi in rete con amici e compagni di classe, il mio semplice dubbio è: cosa sappiamo o vogliamo sapere veramente su adolescenti e giovani e su come si sentono dopo questo periodo di lockdown? E noi adulti che accompagniamo la loro crescita, quali responsabilità ci prendiamo oggi? E soprattutto, abbiamo un’idea o una visione di mondo in cui li dovremmo o vorremmo traghettare? Dalla scuola al lavoro, dall’ambiente alla politica, dal tempo on line all’esperienze corporee, dai consumi compulsivi a quelli consapevoli, quale strada intravediamo e vogliamo provare a tracciare insieme a loro?
Le narrazioni, da sempre, hanno contribuito a creare una visione del mondo e, oggi più che mai, in differenti forme e linguaggi, i media vecchi e nuovi raccontano il pubblico e il privato del nostro tempo. In questi giorni, proprio guardando i cosiddetti vecchi media, mi sono chiesta: quale fotografia stanno scattando della contemporaneità? Con quale parziale angolatura? Dico parziale perché, in riferimento alle generazioni più giovani, mi sembra che il focus si sia fermato ad eventi sporadici e superficiali, finalizzati a un rimarcare spesso in modalità “scoop” lo stereotipo del “giovani contro anziani”, con una connotazione sempre un po’ negativa. Siamo passati dagli sdraiati ai bamboccioni, ora abbiamo gli irresponsabili, banalizzando un modo di essere di una generazione che è molto variegata e, in questo momento storico, ancora più difficilmente comprensibile che in passato. Mi scorrono davanti, durante il TG di prima serata, una serie di immagini del tipo: giovani e movida; usciti in gruppo beffandosi del distanziamento sociale; alcool; locali… con contorno di affermazioni terribili quali “tanto il Covid uccide i vecchi non noi giovani”. Lavorando in un luogo dove i ragazzi e le ragazze si presentano con tutte le loro paure, desideri, idee ed emozioni contrastanti ed essendo madre di un adolescente che per nulla ha patito la reclusione sociale, anzi si è adagiato in questo ritmo lento dove si è potuto scegliere con chi, come e quando rapportarsi in rete con amici e compagni di classe, il mio semplice dubbio è: cosa sappiamo o vogliamo sapere veramente su adolescenti e giovani e su come si sentono dopo questo periodo di lockdown? E noi adulti che accompagniamo la loro crescita, quali responsabilità ci prendiamo oggi? E soprattutto, abbiamo un’idea o una visione di mondo in cui li dovremmo o vorremmo traghettare? Dalla scuola al lavoro, dall’ambiente alla politica, dal tempo on line all’esperienze corporee, dai consumi compulsivi a quelli consapevoli, quale strada intravediamo e vogliamo provare a tracciare insieme a loro?
Le narrazioni, da sempre, hanno contribuito a creare una visione del mondo e, oggi più che mai, in differenti forme e linguaggi, i media vecchi e nuovi raccontano il pubblico e il privato del nostro tempo. In questi giorni, proprio guardando i cosiddetti vecchi media, mi sono chiesta: quale fotografia stanno scattando della contemporaneità? Con quale parziale angolatura? Dico parziale perché, in riferimento alle generazioni più giovani, mi sembra che il focus si sia fermato ad eventi sporadici e superficiali, finalizzati a un rimarcare spesso in modalità “scoop” lo stereotipo del “giovani contro anziani”, con una connotazione sempre un po’ negativa. Siamo passati dagli sdraiati ai bamboccioni, ora abbiamo gli irresponsabili, banalizzando un modo di essere di una generazione che è molto variegata e, in questo momento storico, ancora più difficilmente comprensibile che in passato. Mi scorrono davanti, durante il TG di prima serata, una serie di immagini del tipo: giovani e movida; usciti in gruppo beffandosi del distanziamento sociale; alcool; locali… con contorno di affermazioni terribili quali “tanto il Covid uccide i vecchi non noi giovani”. Lavorando in un luogo dove i ragazzi e le ragazze si presentano con tutte le loro paure, desideri, idee ed emozioni contrastanti ed essendo madre di un adolescente che per nulla ha patito la reclusione sociale, anzi si è adagiato in questo ritmo lento dove si è potuto scegliere con chi, come e quando rapportarsi in rete con amici e compagni di classe, il mio semplice dubbio è: cosa sappiamo o vogliamo sapere veramente su adolescenti e giovani e su come si sentono dopo questo periodo di lockdown? E noi adulti che accompagniamo la loro crescita, quali responsabilità ci prendiamo oggi? E soprattutto, abbiamo un’idea o una visione di mondo in cui li dovremmo o vorremmo traghettare? Dalla scuola al lavoro, dall’ambiente alla politica, dal tempo on line all’esperienze corporee, dai consumi compulsivi a quelli consapevoli, quale strada intravediamo e vogliamo provare a tracciare insieme a loro?