Narrazioni scomode

Lo sappiamo da tempo: le immagini e le narrazioni hanno una loro forza evocativa e coinvolgente che spesso va al di là del contenuto e delle intenzioni dello stesso autore. Sono in qualche modo una finestra e uno specchio. Da un lato inquadrano uno sguardo sul mondo, su una situazione, su un periodo storico; dall’altro ci fanno vedere qualcosa di noi.  Le narrazioni che più ci colpiscono sono quelle scomode, che ci disturbano e in qualche modo ci spingono ad alzarci dal divano, a parlarne con gli altri e a metterci in movimento.

E’ successo con Sanpa, documentario in cinque puntate su San Patrignano. Una produzione Netflix arrivata a svegliarci e a riaccendere un dibattito sulle sostanze stupefacenti, i servizi, i paradigmi, le possibilità di intervento. I riflettori si sono accesi su un tema che era forse troppo vincolato agli addetti ai lavori e che fatica sempre di più ad arrivare al dibattito pubblico: se ne parla solo se accadono fatti di cronaca tragici ed eclatanti, con seguito di indignazione generale che in pochi giorni trasloca alla nuova “emergenza”. Sanpa ci permette di riflettere senza l’incandescenza frettolosa dell’allarme immediato. Le recensioni e i commenti online non si limitano alle scelte di regia e sceneggiatura, ma si interrogano su come ancora oggi certi nodi non siano del tutto sciolti. (potete trovare qui e qui due esempi interessanti). Ci auguriamo che il dibattito continui, allargandosi a coinvolgere la cittadinanza, ma basterebbe forse convocare la Conferenza Nazionale sulle droghe prevista dalla legge ogni tre anni e che non è convocata da 11.

Da anni sosteniamo che le narrazioni ci permettono di lavorare in prevenzione e promozione della salute in modo più efficace e dinamico. Abbiamo cercato queste narrazioni al cinema, in televisione, tra i video di Youtube: perchè non cercarle nei videogiochi? In The Witcher 3: Wild Hunt impersoniamo un cacciatore di mostri, Geralt di Rivia, nelle sue avventure in terre sconvolte dalla guerra. Nel Velen, uno dei primi grandi spazi di gioco, conosciamo il Barone Sanguinario, un signorotto locale che ci chiede di indagare sulla scomparsa di sua moglie e di sua figlia. Portando avanti la missione le carte si complicano: le donne sono fuggite perchè il Barone picchiava la moglie, complice il troppo alcool in corpo. Scopriamo di un aborto, probabilmente dovuto alle botte. Eppure la sceneggiatura del gioco ci tiene in bilico, lasciandoci scegliere le righe di dialogo, costringendoci a interrogarci su quale atteggiamento tenere verso quest’uomo che ci mostra sincero pentimento e tenerezza verso la figlia non nata. Una posizione scomoda, dove sappiamo che le nostre scelte portano – come in ogni videogioco ben scritto – a finali radicalmente diversi. 

Terzo esempio. E’ andato in onda a gennaio lo spot di Giuseppe Tornatore per la campagna di vaccinazione Covid.

Anche qui siamo di fronte ad una narrazione scomoda. Solo leggendo i commenti su Youtube potremmo lavorare a lungo non sul Covid, ma sulla comunicazione online, sulla capacità di esprimere le proprie opinioni senza insultare e urlare. “Gli insulti non sono argomenti”, ci ricorda Parole OStili. 

Ovviamente lo spot è criticabile: retorico? evocativo? poetico? irritante? confuso?

Lo spot ha tutti i difetti di una comunicazione generalista, dove il target abbastanza indefinito di “tutti” viene però poi gentilmente indirizzato verso i dubbiosi, a quelli che ci stanno pensando. Il rischio non è quello di utilizzare uno stile sottilmente ricattatorio? Perché dobbiamo sempre trovare posizioni differenti invece di percorsi convergenti? Sicuramente fa pensare. 

Una campagna generalista non ha senso se poi non viene declinata sui territori con attività mirate di comunicazione e confronto. La medesima cosa è successa con l’App Immuni: nessun servizio sanitario territoriale è stato interpellato per diffondere l’App, ci si è affidati al messaggio generale per tutti affidandosi alla fortuna.

Le narrazioni scomode ci interrogano. Esistono e sono utili anche le narrazioni comode? Ci sono anche risposte scomode? Abbiamo bisogno di narrazioni rilassanti?

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