Pixel in genere

Anita Sarkeesian è una critica dei media americana che dal 2009 analizza le rappresentazioni del femminile all’interno della cultura popolare (fumetti, televisione, cinema), pubblicando i suoi lavori sul sito feministfrequency.com. Nel 2012 Anita lanciò una campagna di crowdfunding su Kickstarter per finanziare una serie di video sulla figura femminile nei videogiochi.
La campagna ebbe successo ma generò messaggi d’odio e minacce nei confronti della studiosa. Le controversie continuarono negli anni, mentre la serie “Tropes Vs Women in videogames” veniva pubblicata su Youtube in due stagioni. Il primo episodio, “Damsel in Distress” (vedi), grazie all’hype generato da quanto accaduto, raggiunse subito oltre due milioni di visualizzazioni (oggi ne conta 3 milioni e centomila). I video della seconda stagione ottennero meno successo, con una media intorno alle 400 mila views ciascuno.

Provate a cercare oggi informazioni su Anita Sarkeesian e troverete un gomitolo di notizie, accuse, elogi, commenti d’odio, meme di dubbio gusto, video a favore e contro le sue tesi. Scoprirete parodie più o meno riuscite dei suoi lavori, come questo finto trailer di “Tropes Vs Zombies”. Vi imbatterete nella vicenda del Gamergate (qui un articolo del Post che la riassume) che ha fatto venire a galla il sessismo nel mondo videoludico. Tema sempre attuale.

Lasciamo ad ognuno di voi il piacere di approfondire le vicende di Anita e il dibattito che la circonda, decidendo da che parte stare. Al di là dei giudizi, per chi si occupa delle rappresentazioni sociali veicolate dai media il lavoro della Sarkeesian è prezioso: ci permette infatti di affiancare all’immaginario televisivo e cinematografico quello modellato dai videogiochi, industria che vale da sola quanto cinema e musica messe insieme (leggi).

Vi consigliamo di assaggiare qualche video della serie Tropes Vs Women in videogames, visionabile interamente su Youtube. Sono video di dieci-quindici minuti ciascuno, in inglese, densi di esempi e riferimenti non solo al mondo dei videogiochi. Potrebbero diventare uno spunto operativo: perché non sperimentare un lavoro sul maschile e femminile con ragazzi dei primi anni delle superiori a partire da alcune clip di gameplay?

 

LINGERIE IS NOT ARMOR
Molte donne guerriere nei videogiochi combattono con (s)vestiti poco funzionali alla pericolosità delle situazioni. Sono potenti, ma ipersessualizzate. Secondo Anita Sarkeesian, questa ipersessualizzazione è un problema perché collega il potere femminile alla desiderabilità per lo sguardo maschile: il valore di una donna è correlato a quanto appare desiderabile.

 

NOT YOUR EXOTIC FANTASY
La rappresentazione videoludica di donne appartenenti a culture tribali rischia di ribadire lo stereotipo della donna “selvaggia”, esotica e ipersessualizzata. Uno stereotipo che affonda le sue radici nel passato coloniale del mondo occidentale.

 

THE LADY SIDEKICK
Quando la narrazione del videogioco è una “fantasia di potenza” in cui il player ha il controllo su tutto, i personaggi secondari, femminili e maschili, hanno il solo compito di supportare questa fantasia, gratificando il protagonista. Le relazioni reali, però, funzionano diversamente.

 

 

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