Quel che non si dice

Da anni diversi movimenti ed associazioni si battono per il riconoscimento dei diritti dei consumatori di sostanze. Il 26 giugno, in occasione della Giornata Mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, il movimento Support Don’t Punish (che vi invitiamo a seguire) ci invita a riflettere rispetto alle attuali politiche sulla droga, per ridurre lo stigma verso i consumatori e promuovere la riduzione del danno. 

Il consumo di sostanze psicoattive rimane un tema complesso, che intreccia fattori sociali, economici, individuali e politici, rispecchiando le diverse visioni di chi se ne occupa. Tutto ciò si riflette, e amplifica, quando si prova a costruire una comunicazione sul tema: a chi mi rivolgo? Come? Che cosa scelgo di dire e che cosa, invece, decido di tacere?

Grazie al progetto PCTO Steadycam, appena concluso, abbiamo avuto la bella opportunità di confrontarci con un gruppo di ragazze e ragazzi rispetto alla campagna informativa ministeriale contro le droghe, pubblicata il 10 giugno (leggi).

La campagna, promossa da RAI e Dipartimento delle Politiche Antidroga, prevede nove video informativi di un minuto, dedicati ciascuno ad una sostanza (cocaina, eroina, cannabis, MDMA, allucinogeni, nuove sostanze psicoattive, tabacco, alcol e fentanyl) e uno spot televisivo di 30 secondi (vedi sotto).
Il claim, presente al termine di ogni video, è “Pensaci. Fermati un minuto”, con riferimento alla durata delle pillole informative. Ideazione, scrittura e illustrazione sono stati realizzati dalla direzione Comunicazione della RAI: la veste grafica ci ha ricordato l’animazione di Steve Cutts.

Dopo la visione dello spot televisivo e di alcuni dei video informativi della campagna (cannabis, alcool, tabacco) abbiamo chiesto al gruppo di ragazze e ragazzi (erano sedici, di età compresa tra 16 e 17 anni) di esprimere a caldo i loro pareri. “Non mi ha convinto”, “Bellissimi”, “Troppo caotici”, “La grafica mi piace molto” sono stati i primi commenti. Questo ha acceso un bel dibattito e ci ha permesso di ragionare insieme su alcuni punti, che vi riportiamo citando altri interventi del gruppo:

  • Fanno vedere solo il brutto delle droghe”. Nel loro minuto di durata ciascun video dedica la prima parte (25-30 secondi) ad informare sull’origine e le modalità di assunzione della sostanza, con un breve accenno agli effetti ricercati e piacevoli: la parte restante elenca i danni, con un crescendo narrativo che arriva alle conseguenze letali. Questo approccio minaccioso funziona? Il Ministero potrebbe mettere un accento maggiore sul piacere, oppure, come ci è stato detto, “non ha senso che lo Stato te lo dica, perché non può promuovere le droghe”.
  • Non ci sono consigli su come evitare i danni”. Uno dei ragazzi del gruppo ci ha detto, riferendosi all’alcol: “Se ho 14 anni, chiedermi di essere responsabile quando bevo non ha senso”. La campagna, leggiamo sul sito del DPA, si rivolge a “preadolescenti e adolescenti dai 13 ai 16 anni”. E quindi? Come arrivare a chi a quell’età consuma proprio per non voler essere responsabile, per non volersi fermare un minuto a pensare? La risposta che ci è arrivata dal gruppo è stata quella di promuovere e far conoscere strategie “paracadute”: se sai già che esagererai e rischierai, attrezzati per non farti troppo male. 
  • La TV la guarda solo mia nonna”. Dove circolerà questa campagna? Il canale scelto dal Ministero è RaiPlay, unito allo spot “generalista” che va in onda sui canali RAI. Se da un lato il tempismo televisivo è buono, perché grazie agli Europei di calcio più ragazzi dovrebbero guardare laTV, ci chiediamo quale sia l’incidenza e la diffusione della campagna sugli ambienti social. Su Instagram, ad esempio, gli spot sono visibili sul profilo del Ministero dell’Università e della Ricerca, ma non ci risulta che ne sia stata realizzata una versione in formato verticale o quadrato.

Sicuramente la campagna 2024 segna un cambiamento rispetto alle due precedenti, “Scegli le emozioni vere” e “Butta la via la droga”, paternalistiche e fondamentalmente mirate ad affermare il principio dell’astinenza totale dall’uso di sostanze.

Questa volta sono state fatte scelte diverse che segnano dei miglioramenti:  nell’estetica (grafica animata, scritte, velocità di montaggio) che alcuni dei ragazzi e delle ragazze con cui abbiamo discusso hanno decisamente apprezzato, e nella struttura, con la differenziazione delle sostanze e l’introduzione di una parte informativa. Ma le criticità, a nostro avviso, restano, e sono parecchie. Nella descrizione dei rischi c’è sempre il tentativo di fare leva sulla paura e di accentuare gli aspetti dannosi, anche oltre i dati: graficamente i personaggi in scena si evolvono in veri e propri zombie, che un po’ ci ricordano gli ormai mitici occhi bianchi di “Chi ti droga ti spegne” (1989). Non ci si stacca da un certo tono paternalistico, il messaggio di fondo resta di stampo proibizionista e, come segnalato dai ragazzi, non emerge ancora l’aspetto di come proteggersi dai rischi. Inoltre il passo avanti delle informazioni differenziate per tipo di sostanza viene annullato nello spot televisivo, che in 30 secondi rimescola tutto ponendo l’accento sugli effetti più negativi e letali: un ritorno a quel “le droghe, tutte le droghe, ti bruciano il cervello” dello spot 2008

Insomma, qualcosa ancora non si dice, e non siamo i soli a pensarlo (leggi). Intanto i dati della recente Relazione europea sulla droga 2024: tendenze e sviluppi dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) continuano a certificare la necessità di diversi interventi e politiche di salute pubblica.

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