AIuto

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Staff Steadycam|15 gennaio 2026

Tutti parliamo di intelligenza artificiale. L’AI è sicuramente un tema chiave di questi ultimi due anni, anche se fatichiamo ad accordarci sulla definizione stessa di “intelligenza artificiale”. Scatola nera imperscrutabile? Trionfo della statistica? L’aiuto che ci serviva? Oppure “Aiuto, ci ucciderà”? 

Mentre cerchiamo di orientarci, cresce la letteratura sul tema: manuali, saggi, articoli, post, guide per sopravvivere, per innovare, per non farsi fregare.

Tra le tante uscite recenti, ve ne segnaliamo due, rappresentative dei diversi approcci al tema. 

L’ultimo libro del Prof. Luciano Floridi, La differenza fondamentale, uscito a novembre 2025, ci invita a guardare l’AI non come un’entità misteriosa, ma come una nuova forma di agency: una riserva di capacità di agire che possiamo integrare nei nostri processi, se sappiamo come farlo. Se volete, potete anche ascoltare Floridi – è davvero simpatico – in questa sua intervista al Basement

In controcanto lo storico Yuval Noah Harari, con Nexus, traccia un quadro millenario del concetto di “informazione” (che non coincide con verità) per lanciare un’allerta: l’AI dialoga con noi ma è un’intelligenza aliena capace di usare il linguaggio umano per creare realtà intersoggettive, influenzare narrazioni, plasmare immaginari. 

Le due prospettive ci sembrano entrambe utili per capire il terreno su cui ci stiamo muovendo, con un punto in comune: la necessità di regole internazionali condivise.

Qui a Steadycam l’Intelligenza Artificiale ci sta ponendo un grande interrogativo: come lavorarci in senso educativo? Di fronte ad un sistema totalmente opaco nei suoi meccanismi, ma sempre più “amichevole” nell’interfaccia, è ancora possibile educare all’uso “critico e consapevole”? Oppure questa stessa categoria va posta in discussione, come suggeriscono gli autori di Oltre la tecnofobia?

Al momento non abbiamo risposte: chiederemo aiuto a ChatGPT. Nel frattempo selezioniamo un paio di elementi a cui prestare attenzione e che sentiamo vicini ai temi su cui lavoriamo da sempre.

Il primo è qualcosa di cui si parla ancora poco ed ha a che fare, come sempre, con il sistema economico in cui siamo immersi. Sì, proprio quel cattivone del (turbo)capitalismo al quale, diceva Margaret Thatcher, “non c’è alternativa”. L’AI promette di renderci più veloci, più efficienti, più produttivi (vedi)… e quindi ancora più stanchi. Se ogni attività può essere accelerata, il pericolo è che non useremo il tempo risparmiato per riposarci, ma per svolgere ancora più attività. Il mercato – e una voce dentro di noi – ci chiederà di produrre sempre di più, sempre più in fretta. È un meccanismo che il filosofo Byung-Chul Han ha descritto nei suoi libri: non siamo più oppressi da un potere esterno, ma da un imperativo interno alla prestazione continua. L’AI rischia di diventare un ulteriore acceleratore di questa dinamica.

Il secondo tema, invece, è molto più discusso: l’AI come relazione. Il chatbot che diventa nostr* amic*, amante, confidente, come nel film Her che tredici anni fa sembrava fantascienza. Non è un caso che molti di noi scrivano “ciao” e “grazie” nei prompt, come se stessero parlando a qualcuno. I chatbot relazionali possono essere un supporto, aiutandoci ad esempio ad allontanare i pensieri negativi. Hanno però caratteristiche diverse da una relazione con altri esseri umani: non ti giudicano, non litigano, spesso ti compiacciono. E soprattutto, rispondono sempre. Non ti ghostano.

Che cosa ci racconta tutto questo della società in cui viviamo? E quale sarà (qual è) l’impatto di questo fenomeno? Anche qui, siamo agli inizi degli studi: questo articolo del Post ne parlava già a febbraio 2025.

Nel frattempo, che cosa possiamo fare?

Il prof. Angelo Bertolone del CREMIT ci suggerisce una prima strategia: conoscere bene gli strumenti. Non serve una laurea in ingegneria, ma la curiosità: provare, esplorare, capire cosa fanno e cosa non fanno i diversi sistemi di AI che il mercato propone. E’ un panorama che cambia velocemente, quindi l’unico modo per non esserne travolti è mantenere un atteggiamento di apprendimento continuo.

Coltivare uno sguardo critico sull’AI può significare porsi domande che vanno oltre il piano della produttività e che ci interrogano su quello del benessere: questo strumento mi sta aiutando davvero? Mi sento creativo o solo più produttivo? Sto cercando una risposta o sto cercando una relazione? 

Insomma, le riflessioni sono parecchie e non si esauriscono in un articolo, per quanto lungo (grazie per averci letto fin qui!). Per continuare a ragionarci, vi anticipiamo che in primavera, a Bra, si terranno tre eventi sulla cultura digitale, nell’ambito del progetto Il corpo e la macchina. Uno di questi eventi, il 9 e 10 aprile, sarà dedicato all’Intelligenza Artificiale e avrà come formatore il prof. Bertolone.

Iniziate a segnarlo: a breve vi aggiorneremo con il programma completo.

(Articolo scritto con un piccolo AIuto)