Awake

Awake

Staff Steadycam|22 novembre 2024

La “crisi del sonno” è davvero una questione della nostra epoca? Ci siamo posti questa domanda dopo esserci imbattuti nel progetto di ricerca della Dott.ssa Diletta De Cristofaro, Writing the Sleep Crisis, che analizza le rappresentazioni della crisi del sonno nella letteratura e nella cultura digitale, esplorando l’interconnessione tra sonno, salute e nuove tecnologie nella società contemporanea.

Sulle piattaforme di streaming come Netflix, per esempio, il rapporto tra sonno e tecnologia appare sfaccettato: dal distopico film Awake (2021), che mostra le conseguenze della privazione del sonno dopo una catastrofe che disabilita i dispositivi elettronici, alla docu-serie Headspace Guide to Sleep (2021), che invece evidenzia come la tecnologia possa diventare un’alleata nel migliorare il benessere attraverso tecniche di meditazione e mindfulness.

Questa semplice varietà di rappresentazioni ci invita a riflettere su come il sonno sia al centro di cambiamenti culturali e sociali. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, per esempio, circa un italiano su sette soffre di disturbi legati al riposo, e oltre un terzo dorme meno di sei ore a notte, una tendenza accentuata durante la pandemia (Leggi qui).

Tuttavia, i cambiamenti nei ritmi del sonno non sono un fenomeno esclusivamente recente.  Già nell’Ottocento, durante la Rivoluzione Industriale, il nostro rapporto con il sonno subì una trasformazione significativa: con l’introduzione delle lampade a gas e delle lampadine elettriche, le serate si allungarono, i ritmi di lavoro si intensificarono e il sonno cominciò a essere percepito più come una risorsa da ottimizzare che come un bisogno naturale.

Oggi la luce blu degli schermi digitali ha effetti simili, ma più invasivi. Inibisce la produzione di melatonina, l’ormone del sonno, e comunica al cervello che è ancora tempo di restare svegli (Leggi qui). In aggiunta, le notifiche sui social stimolano il rilascio di dopamina, rendendo difficile staccarsi dai dispositivi, soprattutto di notte. Fenomeni come la revenge bedtime procrastination descrivono la tendenza a sacrificare il sonno per recuperare il controllo sul proprio tempo libero, spesso consumato scrollando il telefono o guardando serie TV.

La “crisi del sonno” non è solo una questione scientifica, ma anche culturale e sociale, che ci spinge a riflettere sul nostro rapporto con il tempo, il lavoro, la tecnologia e uno stile di vita sempre più sedentario. Forse non possiamo affermare con certezza di vivere una vera “crisi del sonno”, ma possiamo iniziare a riflettere sul significato profondo della parola “crisi”, che dal greco krisis, significa “scelta” o “decisione”. Potremmo trovarci di fronte a un momento di scelta, in cui decidere come gestire il nostro tempo, le nostre abitudini e il rapporto con la tecnologia, per riconquistare equilibrio e migliorare il nostro benessere.

Iniziamo quindi, con le conoscenze a nostra disposizione, a riconsiderare il numero di ore di esposizione alla luce blu e a privilegiare attività più rilassanti prima di andare a dormire, come la lettura di un libro. Dopotutto, sono le piccole scelte quotidiane a fare la differenza (vedi qui).