È passato tanto tempo da quando Giulio Cesare introdusse la Lex Iulia Municipalis (45 a.C.), la prima legge per regolare il traffico a Roma, pensata per evitare che le strade si intasassero di carri e bighe. Oggi, il problema è cambiato radicalmente: non sono più i carri a rappresentare un rischio, ma le notifiche sui nostri smartphone e i comportamenti pericolosi legati alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze.
Il 14 dicembre 2024 è entrato in vigore il Nuovo Codice della Strada (Legge n. 177/2024), che punta a migliorare la sicurezza e ridurre comportamenti a rischio. Tra i punti chiave, spiccano nuove norme per limitare l’uso dello smartphone al volante e contrastare la guida in stato alterato.
In particolare, l’articolo 173 del Codice stabilisce che è vietato utilizzare dispositivi che generino distrazioni dalla guida, come telefonate, messaggi o notifiche. Sono consentiti solo sistemi hands-free come il vivavoce, purché non richiedano interazioni manuali (clicca qui per un video con maggiori dettagli). Con la nuova legge, inoltre, le sanzioni sono state inasprite, ma ci si chiede se bastino a cambiare abitudini ormai consolidate.
La vera sfida, infatti, non è solo punire, ma diffondere una cultura della sicurezza stradale. Per questo, oltre alle sanzioni, è fondamentale incoraggiare alcune pratiche per ridurre l’uso del cellulare durante la guida: pianificare i viaggi in anticipo, comprese la configurazione dei sistemi di navigazione e musica; disattivare le notifiche mentre si guida; attivare la modalità “Non disturbare” automatica quando si è in movimento; e fermarsi in un luogo sicuro per utilizzare il telefono. La promozione di campagne educative, come l’iniziativa #seisicuro (vedi qui) potrebbero rappresentare una strategia aggiuntiva per responsabilizzare i conducenti e ridurre le distrazioni alla guida.
Se nel caso dell’utilizzo di strumenti tecnologici durante la guida le pene sono strettamente legate a comportamenti tenuti in itinere (ossia durante la guida stessa), il discorso cambia quando si parla di sostanze stupefacenti e alcol.
Il Ministro Salvini ha ribadito con fermezza la sua politica di tolleranza zero verso l’uso di sostanze psicoattive, con particolare attenzione a quelle illegali. Tale approccio si riflette anche nelle campagne istituzionali contro l’abuso di droghe (clicca qui per visualizzare una delle ultime campagne ministeriali). Con l’affermazione “Lucido sì o lucido no” (vedi qui), le nuove norme introdotte dal Codice della Strada non lasciano spazio a dubbi. In questo contesto, è fondamentale porre l’accento su un elemento chiave: quello che il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri definisce “stato d’animo”. Il riferimento sembra alludere allo stato di alterazione, una condizione temporanea in cui le capacità fisiche, cognitive o comportamentali di una persona risultano compromesse dall’assunzione di sostanze psicoattive come alcol, droghe o farmaci. Va però chiarito che lo “stato d’animo” (o il set), è tutt’altra storia (vedi Drug, Set, Setting).
Detto ciò, è fondamentale distinguere tra il periodo in cui una persona si trova nello stato di alterazione e la presenza effettiva di sostanze di abuso nelle matrici biologiche, come sangue, saliva, urine o capelli. Queste due condizioni presentano tempistiche molto diverse: ad esempio, nel caso della cannabis, gli effetti psicoattivi possono durare fino a 12 ore o più (se ingerita), mentre il principio attivo (THC) può rimanere nei tessuti per giorni. In altre parole, gli effetti dell’assunzione di cannabis si esauriscono molto prima rispetto alla permanenza del THC nell’organismo.
Sotto questo aspetto, il nuovo Codice della Strada sembra orientarsi verso una penalizzazione generale dell’uso di sostanze, un comportamento che in sé non rappresenta un reato penale. Ciò che invece viene sanzionata come illecito amministrativo è la detenzione di sostanze psicoattive per uso personale (clicca qui).
La domanda che ci poniamo e che rivolgiamo anche a voi, è la seguente: il nuovo codice della strada mira esclusivamente a migliorare la sicurezza stradale o sembrerebbe piuttosto legittimare una logica proibizionista, introducendo nuove sanzioni legate al consumo di sostanze?
